Il dopoguerra

Al termine del secondo conflitto mondiale, Fondi non riprende le esportazioni che per tanti anni sono la fonte di benessere economico, mentre sui mercati del nord s’impongono sempre più i prodotti siciliano e calabrese, e conseguentemente si diffondeva il consumo di quelle varietà che a Fondi vengono abbandonate, quali il tarocco, la sanguinella, il moro ed il sanguigno.

In verità, poco viene fatto dai commercianti e dai produttori per evitare la crisi: i primi si disinteressarono all’arancio locale per approvvigionarsi direttamente dalla Sicilia e dalla Calabria, i secondi hanno un incentivo da parte dello Stato per la riconversione degli agrumeti, mediante reinnesto o rinnovo degli impianti, con varietà più richieste dal mercato.

Le gelate del 1956-57, danneggiando gravemente gran parte degli agrumeti della piana di Fondi, aggravano la situazione già critica nella quale da qualche anno riversava l’economia agricola della zona; una massiccia azione sindacale, volta ad alleviare i danni derivanti dai freddi intensi, riesce ad ottenere, per alcuni produttori locali un patentino che li abilita alla vendita diretta al consumo di prodotti delle proprie terre.

Nasce di conseguenza nei primi anni ’60 una nuova figura di operatore economico, il corriere, che esercita la propria attività di commerciante sui mercati rionali di Roma e delle aree circostanti: dapprima come produttori che vendono il surplus non assorbibile dal mercato locale, quindi anche approvvigionatori di partite da rivendere, acquistate nel Casertano, in Ciociaria o in altre regioni.