Le prime cooperative

Tra il 1930 ed il 1940 sorgono, sia pure in forma sporadica, le prime cooperative: vengono cosi creati impianti di lavorazione e celle frigorifere,  migliorando notevolmente le infrastrutture; la cernita e la calibratura, per quel poco che esigeva all’epoca il mercato, era eseguita a mano esclusivamente da mano d’opera femminile.

Due erano le forme di compra vendita diffuse nella piana: a cottimo e a peso; il cottimo, più diffuso, si basava sulla contrattazione del prodotto sulla pianta ad opera di un appezzatore, il quale, svolgendo anche la funzione di perito coordinato dalle parti, dopo un sopralluogo sommario riusciva a stimare con un certo margine di precisione le quantità di arance che potevano essere raccolte in un dato appezzamento: a contratto stipulato il commerciante versava un acconto al produttore e provvedeva, con personale ed attrezzature proprie, alla raccolta del prodotto secondo le esigenze del mercato, mentre al coltivatore restava l’onere della cura delle piante; nella vendita a peso, al contrario, il produttore raccoglieva le arance, ed il commerciante provvedeva alla selezione ed alla lavorazione.

Per effetto della tipica alternanza di produzione, caratteristica degli agrumi, ed a causa di una tecnica colturale non ancora completamente evoluta, la produzione locale subiva delle flessioni tanto da indurre i grossisti locali ad acquistare partite di merci dalla Calabria e dalla Sicilia per mantenere costante il volume dei loro affari; questa pratica era divenuta sistematica per i limoni, spariti nella zona a causa di un parassita vegetale denominato “Malsecco degli agrumi”: è questo il punto di partenza dell’attività commerciale fondana.